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14.12.12

Lo hobbit: Un viaggio inaspettato


The Hobbit: An Unexpected Journey (USA, 2012)
di Peter Jackson
con Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage e una banda di nani e guest star

Allora, mettiamo per benino le mani avanti. Non sono un fan di Tolkien, non conosco a memoria libri e mitologia, non c'avevo la bava alla bocca per questo film. Lo stesso genere fantasy non mi scatena erezioni, pur comunque incuriosendomi sempre, fosse anche solo perché non è che di film di questo tipo se ne vedano poi molti. Sta di fatto che, a parte la roba di Tolkien, ho letto un po' di Conan, un paio di Shannara, Lei, qualche librogame, il ciclo di Elric, svariati Discworld e sicuramente altro che ora non mi viene in mente (ah, mi sono ammorbato coi primi due volumi italiani delle cronache che sappiamo di Martin e ho mollato lì). I libri di Tolkien, appunto, li ho letti e amati molto. Ma millenni fa, da adolescente. Il signore degli anelli durante un'estate abruzzese in cui non avevo nulla da fare e ho letto quello e It, per un totale di ben oltre duemila pagine, nel giro di due settimane scarse. E dell'anellide ho un gran bel ricordo, nel senso che proprio ricordo grande passione e divertimento, oltre a una forte malinconia sul finale. Però non ricordo nulla di preciso, giusto qualche lampo (Tom Bombadil, il ragno gigante... ) e fine. Lo stesso vale per Lo hobbit  e Il Silmarillion, dei quali ricordo anche meno (giusto la gara di indovinelli). Anche perché non li ho mai riletti, non per scarso gradimento, ma perché è davvero raro che io rilegga un libro.

Eppoi ci sono i film, altra faccenda su cui è meglio mettere le cose in chiaro per evitare equivoci. Per qualche motivo, nonostante quanto detto sopra, attendevo la trilogia di Peter Jackson con la bava alla bocca. Magari perché fino ad allora il Peter non mi aveva mai deluso. Magari perché ero affascinato dalla portata dell'operazione. Sta di fatto che La compagnia dell'anello sono andato a guardarmelo in zingarata automobilistica con degli improbabili compari a Zurigo, in lingua originale, quando ancora in Italia non era arrivato. E mi è piaciuto tantissimo. E l'ho rivisto all'Arcadia. E l'ho rivisto nell'edizione estesa su DVD, che mi è piaciuta molto. La zingarata si è ripetuta per Le due torri. Che però mi ha frantumato violentemente le palle. Ci ho messo un po' a rendermene conto, perché il mio cuore faceva a pugni col mio cervello e gli diceva "no, non è possibile, è sicuramente bellissimo pure questo", e invece no, mi sono proprio spaccato i maroni. M'è piaciuto un po' di più quando l'ho rivisto in DVD in versione estesa, but still. Infine, Il ritorno del Re. A cui non ho regalato la zingarata. Me lo sono guardato all'Arcadia, mi sono spaccato i maroni, mi sono imbarazzato su diversi passaggi che ho trovato piuttosto brutti e mi sono anche infastidito sui centododici finali. Non ho mai comprato l'edizione in DVD.

Un'istantanea dal quarantaduesimo finale.

Ed è insomma con questa base qua, di assoluto apprezzamento, ci mancherebbe, per la portata dell'operazione, di amore sconfinato per La compagnia dell'anello e di "sì, bel lavoro, peccarità, ma insomma" per gli altri due, che mi sono avvicinato al primo film di questa nuova trilogia. In ogni caso molto incuriosito, perché alla fine rimane una produzione assurda e affascinante, perché Peter Jackson comunque buttalo, anche se Guillermo Del Toro mi intrigava, e per tutta la faccenda dei 48 FPS. E poi, certo, anche con in testa il tormentone del "ma come si fa a trasformare un libro di trecento pagine in tre film da tre ore?". Eh, beh, una risposta a questa domanda non ce l'ho, perché comunque, come detto, il libro me lo ricordo appena, però, così, a istinto, mi verrebbe da dire che questa volta, invece di tagliare, ci hanno infilato tutto tutto tutto, e, come l'altra volta, si sono messi a riarrangiare la struttura narrativa per molti versi poco cinematografica, ad aggiungere elementi inediti, a infilarci cose pescate dal resto della mitologia tolkeniana. E, bonus, a schiantarci dentro le guest star dei "vecchi" film, in modo da tracciare un qualche filo conduttore che renda l'intera saga ancora più compatta e unita. E il risultato, oh, mi è piaciuto, mi ha divertito e non mi ha mai annoiato. Non siamo ai livelli di La compagnia dell'anello, eh. Ma se "mi ha divertito e non mi ha mai annoiato", sicuramente lo ritengo superiore agli altri due.

Chiaramente tutta l'operazione è frutto di una qualche forma di compromesso, dato che i toni del libro - almeno per quel poco che mi ricordo - sono molto più da fiaba e non è quindi banalissimo riuscire a raccontarlo mantenendosi coerenti col taglio epico dell'altra trilogia. In questo senso aiuta molto la caratterizzazione un po' buffona data a Gimli e in generale la capacità di sapersi prendere un po' in giro che emergevano a tratti nei vecchi film e che un po' facevano storcere il naso ai tolkeniani integralisti: è chiaro che, partendo da quella base, se racconti di un hobbit che se ne va in giro con tredici nani, beh, un po' di umorismo e dei toni che alternano momenti intensi e drammatici ad altri molto leggeri ci possono stare bene. Probabilmente, però, il risultato farà ancora più storcere il naso agli integralisti di cui sopra, perché un film che ti dà la sensazione di appartenere alla trilogia de Il signore degli anelli, in linea di massima, è un film che non è fedele per tono, taglio, atmosfera, a Lo hobbit. Anche al di là di tutte le considerazioni su quel che hanno cambiato, aggiunto, tolto, pescato magari da Il Silmarillion o inventato di sana pianta.

Inoltre, in termini di sforzo per creare un corpo unico con l'altra trilogia (e "unico" pure nel valutare la portata di tutto il baraccone), si è fatto un discreto lavoro anche nel ricucire i fili, inserendo qua e là questa o quella guest star. E, certo, a tratti si ha un po' l'effetto name dropping, specie in quella scena centrale in cui fanno tutti "cucù", ma il risultato è che sembra davvero di stare guardando un film girato assieme agli altri, invece che nove anni dopo, complici anche il buon lavoro sull'estetica dei personaggi "di ritorno", la bella, emozionante - e dal riciclo un po' più giustificato del solito - colonna sonora di James Horner e la presenza di un regista unico che comunque fa il suo (l'impressione è che Del Toro sarebbe stato ottimo per realizzare un Lo hobbit molto più fiabesco, e magari anche molto "suo", ma non per ottenere questo risultato qua). Il problema, casomai, è che forse ci si è spinti un pochino troppo in là nel voler dare questo tono di familiarità. Perché, diciamocelo, un po' appare bizzarro che ad accompagnare lo zio di Frodo ci siano, guardacaso, il mago Gandalf, un nano un po' burbero, un nano che tira le frecce e il capo nano più atletico, fico, intenso e dal passato drammatico degli altri e coi capelli e la barba ganzi. Ma alla fine va pure bene.

Al di là di tutto questo, il film è bello, ha un paio di passaggi magari un po' forzati, ma anche diversi momenti emozionanti, della bella azione e attori tremendamente in parte. Martin Freeman è uno splendido, splendido Bilbo ed è fra l'altro davvero credibile come versione giovane di Ian Holm. Ian McKellen è delizioso come sempre, soprattutto perché può divertirsi a interpretare un Gandalf un po' più spensierato e simpatico di quello visto in gran parte dell'altra trilogia. Richard Armitage riesce ad essere l'Aragorn (nano) della situazione senza farsi schiacciare dalla cosa, anzi, trovando anche una sua identità. Il racconto va via bene, si concede il lusso di accennare anche a tematiche interessanti, col confronto fra l'hobbit "pantofolaio" e i nani nomadi privati di una patria, e, sebbene ci siano appunto alcuni momenti poco riusciti, si parla di tre ore scarse che mi sono volate via come un soffio, divertendomi, emozionandomi e lasciandomi spesso a bocca aperta. E la scena fondamentale del confronto fra Bilbo e Gollum, quella che proprio non potevano sbagliare, è splendida e perfetta. Insomma, per me, vince.

E in quell'angolo ci mettiamo un altro po' di fotogrammi.

E poi ci sarebbe la faccenda dei 48 FPS. Il primo impatto è davvero straniante, c'è poco da fare. E, soprattutto, è qualcosa che non siamo abituati a vedere al cinema, quindi è anche un po' inevitabile che scattino le associazioni istintive con altro. Il problema è che "altro" finisce per forza per essere qualcosa che abbiamo visto in TV. Se va "bene", magari, è lo sport in HD. Se va male, viene in mente la fiction squanfida, la telenovela brasiliana o il poliziesco tedesco (e nelle parti con tanta computer grafica sembra di stare guardando l'introduzione di un gioco Blizzard... fra l'altro quanto computer, mi sembra proprio più che nell'altra trilogia, purtroppo). Ma non è una questione di estetica cheap, è proprio una faccenda di fluidità del movimento ed effetto bizzarro, strano, nuovo, non da cinema (perlomeno non da come il cinema ci è stato mostrato fino a oggi). Questo non significa che sia brutto, e fra l'altro può pure essere che dopo venti film guardati in questo modo non risulti più strano, ma rimane il fatto che adesso strano è, strano al punto di diventare una cosa a cui fai caso. E se fai caso a come si sta vedendo il film, non stai pensando al film, cosa che per alcuni potrebbe essere un problema. Col passare dei minuti (e delle ore), la cosa l'ho abbastanza assimilata e mi ci sono abituato, anche se ogni tanto emergeva ancora, e un po' mi veniva da pensare ai televisori a 100 hz e agli LCD con gli  schifosi effetti video digitali attivi. Di sicuro, comunque, si nota tanto sugli attori, sulle inquadrature da vicino, sui movimenti degli esseri umani, molto meno sulle panoramiche. Ah, visto che leggo in giro di nausea è disorientamento, puntualizzo che non mi ha dato alcun fastidio "fisico", però devo anche dire che a me nemmeno il 3D dà fastidio, mentre molti ne escono col mal di capoccia.

Dopodiché, che vantaggi ci sono? Il movimento stra-fluido è poi alla fine bello da vedere? Non saprei. Quel che posso dire è che si tratta di un film visivamente spettacolare, con una profondità di campo e una vastità nelle panoramiche che fanno spavento, un 3D ricco, convincente, davvero bello e soprattutto "naturale", privo di scie o problemi nella messa a fuoco. E anche un po' meno scuro del solito. È tutto merito dei 48 FPS o è solo perché ci hanno lavorato bene? Non lo so, non sono un tecnico, però, ecco, di sicuro, si tratta di un 3D che non dà fastidio perché sembra quasi vero. Non saprei spiegarlo meglio, quindi neanche ci provo. Ad ogni modo, penso valga la pena, potendo, di guardarselo così. Fosse anche solo per la curiosità.

I 48 FPS non riescono però a nascondere gli anni in più nella voce di Ian McKellen.

Comunque una cosa mi incuriosisce: questo qua, nella mia percezione, è un film come un altro. Cioè, è un grosso film in uscita quest'anno, per carità, ma non è assolutamente l'evento che fu l'apertura della trilogia originale. Ma neanche per sbaglio. È solo perché i due film successivi non mi sono piaciuti molto e, magari, per altri è un nuovo avvento del cristo tolkeniano? Immagino di sì.

2 commenti:

Visto ieri. Con tecnologia antiquata e 2D. Però mi è piaciuto. Molto. Per molti versi più di tlotr.
E ciò mi sorprende.
Epico, movimentato, divertente, lento solo a tratti.
Gli ambienti del regno dei nani secondo me influenzeranno graficamente i videogiochi della prossima generazione(leggi:magnifici).

È strano come abbiano trascurato tanti episodi nel Lotr, e quelli rappresentati avessero un ritmo così lento da annoiare, mentre nello hobbit (libercolo diluito in tre film) ogni evento, anche quelli rielaborati o inventati, risultino più avvincenti.

Che dire una bella sorpresa.

Ah. Ho rivisto il primo trailer di man of Steel al cinema. Oh, sarà stato lo schermo grosso, l'audio o quelchevolete, ma quando superman, nel finale, schizza in volo forando le nuvole a velocità "non della luce ma poco ci manca".....porca paletta!

Film visto ieri notte, anche io in versione normale che la stereoscopia crea davvero troppo mal di capoccia. Film visto con il ragazzetto (mio figlio) accanto che non la smetteva di impressionarsi quindi goduto a momenti ma nell'insieme una pellicola che dire sublime è poco. Si vede bene la differenza fra ISDA e questa fiaba anche dalla non violenza generale...alla fine ci sono scene dure ma che evitano zampilli di sangue. Jacksono secondo me ha fatto un gran lavoro anche per gli effetti speciali benchè, sarà forse che ricordo male ma qui mi sono sembrati un filo più castrati di 10 anni fa...

Comunque un gran film che purtroppo termina anche troppo presto...ha la sua durata ma...sul più bello finesce e si spera che sia tutto finto e che continui e invece termina proprio sul più bello. Sarà per l'anno prossimo, sperando che l'uscita non sia troppo lontana.

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