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7.5.08

Il petroliere

There Will Be Blood (USA, 2007)
di Paul Thomas Anderson
con Daniel Day-Lewis, Paul Dano


Per un motivo o per l'altro son passati oltre due mesi da quando ho visto questo film a quando ho trovato la forza di mettermi a scriverne. Non so neanche bene che senso abbia farlo, a sessanta giorni abbondanti di distanza, se non quello di realizzare quanto sia in grado di stamparsi sulla fronte e rimanervi impresso. Anche a sessanta giorni di distanza. O magari è solo che mi infastidisce lasciarmelo dietro così, come se niente fosse. Voglio dire, uno ganzo come Paul Thomas Anderson prima o poi se lo meritava, di apparire nel mio blog. Ché lo so benissimo, lui ci tiene parecchio.

E io ci tengo a dire che Paul Thomas ganzo lo è assai, è uno che promette sangue e prima o poi lo mantiene, uno a cui nelle vene scorre cinema potente e che è nato per scaricarlo su pellicola. Uno che ti avvia due ore e mezza di travolgente, sconvolgente, fantastica narrazione per immagini con un'apertura da mozzare il fiato, da intasarti la gola di polvere mentre agonizzi e patisci assieme a un uomo infilato in un pozzo di sofferenza.

Il petroliere è una storia di (auto)distruzione, di inevitabile declino verso il disastro, che si esprime a botte di clamorose scene madri messe l'una in fila all'altra. C'è più cinema qua dentro che in un centinaio di altre robe pescate a caso nel mucchio degli ultimi [inserire numero a caso] anni. C'è un film che passa un'ora abbondante di quelle due e mezza a torcerti fuori le budella e calpestartele con disprezzo.

E poi c'è Daniel Day-Lewis, bravo come non è possibile esserlo, fuori dalla grazia di Dio al punto da far (quasi) passare in secondo piano Paul Dano, che porca puttana quanto è bravo e intenso pure lui. E quando i due si incontrano di fianco a quell'incredibile e ipnotica pozza di petrolio e volano i ceffoni, uno di quegli schiaffi arriva in faccia pure a chi il film lo sta guardando, e qualcosa si spezza.

Perché Il petroliere è un film meraviglioso anche nel suo imperfetto e imperfettibile farsi abbondantemente i cazzi propri, nel fottersene di tenere in piedi la tremenda tensione narrativa della prima parte fino in fondo. Lì, in mezzo a quell'accecante luce polverosa, qualcosa si spezza, e il vuoto racchiuso nell'animo di Plainview ne fuoriesce avvolgendo tutto e spazzando via qualsiasi barlume di umanità lo circondi.

E così, mentre il Paul Thomas prosegue a scaricarti in faccia come se niente fosse pezzi di cinema strepitoso e straziante, che ti ammazza ogni volta che in qualche modo coinvolge il figlio (l'abbandono, il nuovo incontro, il pranzo al ristorante... madonna mi viene l'ansia), piano piano, un pezzo alla volta, stacca ogni residuo di umanità dal suo protagonista e dall'ossigeno che si respira in sala. E alla fine ti rimane solo la fredda, angosciante, insaziabile follia di un uomo perso nella sua sete.

E, minchia, l'han detto tutti, ma non si può fare a meno di (riba)dirlo. Quella scena lì. Quel pozzo in fiamme, quella musica ossessiva, quell'impressionante, devastante serie di immagini, facce, colori, suoni. Quella. È una delle cose più belle che si siano mai viste su uno schermo. Su qualsiasi schermo. In qualsiasi angolo dell'universo intero.

Oscuro, crudele, delirante, maestoso, impossibile da amare perché lui, per Dio, se ne sbatte il cazzo di essere amato. Lui vuole solo essere lo sbrodolante e travolgente parto di un regista colto da pieno e ampiamente giustificato delirio di onnipotenza. Madonna, voglio rivederlo.

2 commenti:

Mi sorprende che tu non abbia commentato l'ennesimo cambio di titolo della versione italiana rispetto all'originale in inglese. :)
Per il resto, questo ancora mi manca, dovrò recuperarlo al più presto.

Boh, magari perché Il petroliere non mi sembra un titolo del cazzo, anche se ovviamente non vale e non significa nulla in confronto a There will be blood.
:D

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